Gli effetti della crisi sulle PMI

La crisi ha avuto delle conseguenze epocali sul nostro sistema di piccole e medie imprese: si sono ridotti i ricavi e i margini, ma soprattutto sono uscite in massa dopo fallimenti e altre procedure concorsuali, ma anche volontariamente, un numero significativo di aziende, soprattutto quelle che erano già fragili prima della crisi.
Tra il 2007 e il 2014 il numero di PMI italiane, che cioè hanno un numero di dipendenti compresi tra 10 e 150, è passato da 150 mila a 136mila, quindi il 10% in meno. 
Oggi quindi c’è un numero di aziende più ridotto ma che è più sano. In parte questo dipende dal fenomeno demografico, in parte perché le aziende sopravvissute hanno dovuto capitalizzare di più le proprie aziende: quindi da una parte sono venuti meno i crediti finanziari, anche per il credit crunch, dall’altra gli imprenditori hanno dovuto far ricorso al proprio capitale.

Negli ultimi anni c’è stato un miglioramento, lento ma progressivo, anche nella condizione economica nelle imprese: in particolare nel 2015 sono cresciuti i ricavi, è cresciuto il valore aggiunto ed è continuato a crescere il margine operativo lordo. Oggi abbiamo delle imprese che hanno un rapporto tra debiti finanziari e capitale netto che è inferiore  a quello della crisi.
Il rapporto tra oneri finanziari e margini lordi è inferiore rispetto a prima della crisi, ma è più alto il rapporto tra il monte dei debiti finanziari e la redditività lorda: questo perché la redditività ha avuto un impatto molto violento dalla crisi, infatti hanno perso 24 punti percentuali.
Per quanto riguarda le previsioni 2016-2018, continua il graduale recupero, ma i livelli pre-crisi sono ancora lontani.

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